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"Altri menino vanto delle parole che hanno scritto: il mio orgoglio sta in quelle che ho letto" Borges
20 dicembre 2010
"Sfortunata la terra che ha bisogno di eroi"

“Aveva proprio ragione Brecht: sfortunati noi, cittadini di un mondo in cui c’è ancora bisogno di eroi.

Un’eroina è di certo Anna Politkovskaja: giornalista nata a New York, ma vissuta sempre in Russia. Venne uccisa il 7 ottobre del 2006 (giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Putin, presidente della Federazione Russa).

Chi è stato?

Ancora non si sa: o perlomeno i mandanti ancora non sono usciti fuori.

Questa giornalista ha dedicato la sua vita a testimoniare ciò che vedeva, su cui si informava. Ha partecipato attivamente per salvare il suo paese da una dittatura che l’ha portata alla morte.

C’è chi vuole parlare della vita quotidiana delle persone che vivono in Russia, barricato dietro staccionate e seduto su una scrivania nel bel mezzo di un campo militare.

E c’è chi invece vuole testimoniare: come Anna.

Molte delle persone che l’hanno aiutata nel suo lavoro (testimoni, persone che le hanno raccontato ciò che succedeva intorno a loro, anche l’ex agente delle kgb, Aleksandr Litvienko, che parlò in un incontro pubblico affermando di sapere chi furono i mandanti dell’uccisione di Anna, facendo il nome di Putin) sono state uccise, lei ne è diventata, purtroppo, l’icona.

Esiste una verità in questi casi, una sola verità che cerca di lottare nel mare scuro delle bugie che le sono state costruite intorno. E c’è chi, fortunatamente, riesce a solcare questo mare e ad arrivare ad essa:

“L‘unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede” “Io vedo tutto. Questo è il mio problema.” Anna Politkovskaja

In tua memoria.

di Eleonora Scassaioli


« Avete fatto voi questo orrore, maestro?»

«No, è opera vostra »

(Risposta di Picasso ad un ufficiale tedesco, in visita al suo studio, alla visione di Guernica)


letteratura
7 ottobre 2010
Storia di Astolfo sulla Luna

Sui bianchi campi della luna, Astolfo incontra il poeta, intento a interpolare nel suo ordito le rime delle ottave, le fila degli intrecci, le ragioni e le sragioni. Se costui abita nel bel mezzo della luna, o ne è abitato, come dal suo nucleo più profondo, - ci dirà se essa contiene il rimario universale delle parole e delle cose, se essa è il mondo pieno di senso, l'opposto della Terra insensata.
-No, la Luna è un deserto, - questa era la risposta del poeta, a giudicare dall'ultima carta scesa sul tavolo: la calva circonferenza dell'Asso di Denari - da questa sfera arida parte ogni discorso e ogni poema; e ogni viaggio attraverso foreste battaglie tesori banchetti alcove ci riporta qui, al centro di un orizzonte vuoto.


Italo Calvino




permalink | inviato da Elemuse il 7/10/2010 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 agosto 2010
Sogni...

 

 

Cos'è un sogno se non il modo che l'anima ha per esprimersi e sprigionare la sua essenza.

Il sogno è quel qualcosa che ci accosta all'infinito.

Un attimo di eternità.




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letteratura
21 luglio 2010
Monologo di Lee
Devo trovare un uomo. Si chiama Coccodrillo. Spaccia. O forse non è lui. Sai se Leone si bucava? Tu dici di no, ma spesso non si dice neanche a chi ti sta vicino. No, hai ragione tu, Leone non era il tipo. Però cosa faceva lì a Bessico? C'è quel tipo, Federico, un fascista ripulito, l'ho preso da parte, mi ha spiegato le virtù di quel palazzo. Ho imparato a imitarli sai, a volte cammino e parlo come loro, sento anche quello che pensano, non ci credi? Mi hanno portato via i miei libri, certi vanno bene altri no, dicono, proprio come in carcere, e anche sei punture di Zerol mi fanno e io mi alzo e corro via e loro ci restano di merda, il dottore ha detto, questo è come se c'avesse dentro un'altra chimica, ed è vero, non guardarmi così: è la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perchè resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note di un accordo, leone cina e zingara, ma poi c'è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora ai loro posti pazzi di rabbia perchè per una volta li abbiamo smascherati, e non ce lo perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore la avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell'uomo comune, ipocriti, l'uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell'ideologia più ideologia del secolo, un'economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifico incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c'è nessun patto da firmare nè col diavolo nè con la rassegnazione, Lucia, siamo un'altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così no, non ho finito, te lo dico io chi ha ucciso Leone, forse uno di questi che una volta facevano i compagni e hanno spacciato per anni e dicevano che erano i fascisti, col cazzo, vieni con me a vedere chi sono, oppure hai paura, scusami non venirci, son posti schifosi ci nuota il coatto si dice adesso, come suona bene, peccato che tutti i compagni non siano come te Lucia, vieni a vedere questo Coccodrillo spia della polizia, me l'ha venduta tante volte la roba e quando ho smesso me la lasciava gratis sul sedile della macchina, generoso, vero? Come quelli che ti lasciavano l'esplosivo in casa e dicevano ognuno deve fare la sua parte, eppure c'è chi mi ha salvato tante volte, parlato, anche tu Lucia, e ci sarà alla fine una verità Lucia e scopriremo la verità giù nell'acqua e su fino al più altissimo porco non ci credi? dimmi di sì, io brucio dentro questa storia e non ne vedrò la fine, ma scopriremo la verità, perchè se c'è solo un po' di verità c'è speranza e chi l'ha fatta brillare ha fatto abbastanza e non importa se poi non si salverà, salvarsi per avere cosa, questo mondo dove continuano a insultare chi è debole, Lucia, se penso a tutte le persone pulite che ho incontrato e continuano a offenderle Lucia, le uccidono, non ci sono parole per questo delitto, non si può sopportare tutto questo capisci Lucia quando sono nella mia stanza e qualcuno urla anche con gli occhi si può urlare Lucia, Lucia mi chiedo, che cosa è successo, perchè fingete di non vedere, vorrei capire qualche volta Lucia, ma sapessi che musica nella testa, negli oggetti consumati, e dopo quanto veleno ti senti addosso Lucia, e allora pensa se non fosse così, se non ci credessi più, se fossi perbene Lucia saremmo una coppia normale, io e te, al ritorno dal cinema andremmo a casa e non saremmo perduti in una città di notte, ma quelli perbene forse sono perduti lo stesso Lucia, ma se almeno ascoltassero, se capissero che l'altra metà di verità per quanto si può raccontare solo urlando è l'altra metà necessaria, non si può tagliare via non si può dimenticare, alla fine solo il dolore esiste come esisto io, un matto per strada, un matto è una persona che non sa dove andare, niente di più Lucia, tu puoi capire, tu che sei benedetta tra le donne, tu che mi hai visto felice, tu che sei coraggiosa tu che a volte mi hai lasciato solo come un cane tu che adesso per favore scendi non guardarmi ti dico, questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio nè vincere nè perdere solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore.

Vengo con te, disse Lucia.
(Stefano Benni, Comici spaventati guerrieri)



permalink | inviato da Elemuse il 21/7/2010 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
21 luglio 2010
Per te...

La solitudine... ecco qual è il male oscuro di questa generazione. L’essere soli, il che non è il non essere in compagnia. L’essere soli di oggi è la mancanza di solidarietà che purtroppo contraddistingue questa società. L’essere soli di oggi è vivere ogni sorta di male senza che nessuno se ne accorga. E nessuno se ne accorge perché si va in giro con le mani che oscurano la vista, chiudono le orecchie e soffocano le parole. Mille mani che creano una corazza intorno a noi, una corazza che fortifichiamo ogni giorno, e ogni giorno la rendiamo più resistente, illudendoci così di vivere tranquilli, senza poter essere scalfiti. Quelle stesse mani che ci soffocano i pensieri, le emozioni. Viviamo chiusi in un bozzolo di pura ipocrisia e menefreghismo. La solitudine di oggi è il non essere visti. Il che non significa non essere guardati in tv da milioni di persone. Il non essere visti è il non essere scrutati dentro, nella profondità dell’anima, anche da due soli occhi. Mi rammarico, soffro per questo. Una generazione in cui ad essere sovrana è la compagnia. Una compagnia senza solidarietà. La solidarietà, quella mano che ti cinge la spalla senza volere niente in cambio. Sapere che è lì perché vuole essere lì. E ci sarà sempre. Io invece vedo mille spalle vuote o coperte di ombre terrificanti che pretendono e basta. Quella solitudine che ti attanaglia l’anima. Che magari quella compagnia può colmare momentaneamente. Ma senza quello sguardo che ti scava dentro, ti coglie all’improvviso e ti riempie veramente, rimarrà vento. Il vuoto si riformerà e con esso lo sconforto.  C’è chi più degli altri si rende consapevole di questo, lo sente dentro, profondamente. Guardarsi allo specchio e vedere un buco nero all’altezza del cuore. Quella è la tua mancanza. La mancanza di due occhi grandi e mani forti che ci saranno sempre. E’ la mancanza di vero amore ed affetto. Mi dispiace che quel giorno lo specchio ti abbia riflesso quell’immagine. Mi dispiace che milioni di persone vedano riflesso quel vuoto. Mi dispiace che possa esistere per qualcuno quel vuoto. 

 

In tua memoria, anche se nella mia non ci sei stato né io nella tua.


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permalink | inviato da Elemuse il 21/7/2010 alle 14:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
8 gennaio 2010
Parole...

Come farò?Perché?                                                                                                                                                 Devo sdraiarmi, devo assolutamente calmarmi e pensare.                                                                       Non doveva succedere, invece è successo. Nessuno dovrà saperlo, ma forse tutti lo scopriranno.                                                                                                                                                                                 No. Devo muovermi.                                                                                                                                                     Camminare avanti e indietro in questa mia stanza, che mi appare così ridicola e distante, mi aiuterà.                                                                                                                                                 Non voglio, non voglio ucciderlo! Se rivelassi ciò alla mia badante, sicuramente mi consiglierebbe questo. Ma come posso?  

                                                                                                                                                      Lacrime, calde e salate, non potrete attenuare il mio dolore.                                                                                                                                                             Se lui lo sapesse? Se il mio promesso sposo lo venisse a scoprire? Mi ripudierebbe, mi caccerebbe lontana da lui.                                                                                                              

Come tutti gli altri.

                                                                                                                                                      Come può capire che è stato solo frutto d’amore? Un amore non rivolto a lui, ma ad un altro. A colui che veramente amo.                                                                                                                                                

Nessuno capirebbe che ciò che sta crescendo in me è frutto di amore vero, profondo, incondizionato.                                                                                                                                         

Poi... poi c’è il fatto del dipinto. E’ stato commissionato un mio ritratto proprio nel periodo in cui il frutto maturerà! Mio figlio crescerà dentro di me rumorosamente, vistosamente, facendosi notare, gridandolo al mondo!      

                                                                                                                                                        Forse riuscirò a coprirlo, a mascherarlo. Maschererò lui e la mia tristezza.                                                

Ecco, proviamo.     

Un bel sorriso.                                                                                  

Almeno tu, specchio, menti per me.          

Eleonora Scassaioli

 

Ho scritto questo racconto avendo ben in mente il personaggio che potesse pensare tali parole, secondo voi di chi potrebbero essere queste parole...? 

Grazie dei commenti, positivi o meno, sulla qualità del testo, se ce ne saranno.




permalink | inviato da Elemuse il 8/1/2010 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 luglio 2009
Veroli in festa

Fasti Verula

 

Decima edizione dei Fasti Verulani, iniziata ieri 30 luglio presso la cittadina di Veroli.
Si aspetta, come di consueto, sulla scalinata vicino Piazza Duomo che arrivino i teatranti. L’atmosfera dell’attesa è trepidante e piena di entusiasmo. Non si vede l’ora che inizi veramente la serata, e quei quattro giorni di pura magia teatrale.
Alle 21 e 30, da poco lontano, all’inizio di una curva che ci separa dall’entrata del paese, si sentono cori, tamburi, suoni, si vedono luci, fuoco, allegria. E così, pian piano, il corteo in festa e tutto matto arriva nel centro della folla che si era addensata, ed un attore proclama ed indice l’inizio dei fasti in maniera, come dire... plateale!
Si canta tutti insieme all’unisono, come i cuori in gioia di tutti. Le risate e gli applausi non mancano di certo. Così il corteo comincia a diradarsi per i vari siti della città e la gente in attesa si distribuisce come tante formiche operose, in cerca del loro cibo.
Eh sì, il teatro di strada, come è quello dei Fasti Verula, è come una ricerca a tanti piccoli tesori sparpagliati qua e là. Ognuno cerca di trovare il suo. Vi si avvicina pian piano, magari con un po’ di diffidenza, ma dopo l’impaccio iniziale ecco che affiorano le risate a crepapelle. Il pubblico, il giudice più difficile da soddisfare, viene acceso come una fiaccola da un determinato spettacolo. Come quelle fiaccole che si vedono girare in aria e ricadere, prese con formidabile maestria.
Una serata fatta di giochi, esibizioni, parole, palle, clave, fuoco, vestiti, risate, magia.
Una serata di festa veramente per tutti.
E’ questo il teatro di strada: “Si può andare a teatro, al cinema, ad un concerto. Si possono vedere molte cose, certo, spendendo dei soldi. Ma il teatro di strada è veramente per tutti: per chi può e chi non può permetterselo. Ecco perché lo amiamo. Quindi, chi ha i soldi, cerchi di sborsarli.” Una delle frasi finali di due artisti di strada, gli Smile Carucci, che hanno concluso in questo modo il loro spettacolo rocambolesco e divertente.
Per questo esistono gli artisti di strada: persone che credono fortemente nel teatro e nella democrazia; persone che sanno ridere e far divertire; persone che sfidano mille volti sconosciuti; persone che vanno incontro a mille difficoltà; artisti che salvaguardano il teatro in luogo pubblico, affinchè il mondo diventi più allegro!



permalink | inviato da Elemuse il 31/7/2009 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
26 luglio 2009
Forme d'arte

Cambiamenti ed evoluzioni

Ogni forma d'arte per essere tale crea un mutamento, un'evoluzione in noi, nel nostro essere. Modifica e migliora il nostro modo di percepire il mondo, di rapportarci ad esso.

Però solo alcune opere sanno prenderci e trasportarci in modi incredibili. Si moltiplicheranno nel tempo, cambieranno, ci piaceranno sempre opere diverse. Oppure, sicuramente, rimarremo legati ad un'opera in maniera incredibile. Per sempre. Modificheremo, così, solo la nostra critica nei confronti di essa,

Al giorno d'oggi qual è l'opera d'arte (libro, fotografia, quadro, spettacolo, ecc.) che più vi ha colpito e che maggiormente vi ha portato ad evolvervi?

Scrivetelo nei commenti!!!




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26 luglio 2009
La sentinella

La sentinella di F. Brown

“Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa… Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito;…Stava all’erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più. Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame.”

 




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11 luglio 2009
I vestiti nuovi dell'Imperatore di Hans Christian Andersen

 




permalink | inviato da Elemuse il 11/7/2009 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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